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Le false promesse del coaching

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Scrivere articoli controversi che riguardano l’allenamento mentale (mind training) e il coaching è difficile e riempie di responsabilità.

Le persone vogliono leggere ciò che appaga i loro bisogni, rassicura le paure che nutrono e conferma le idee e le convinzioni che hanno già.

In genere non amiamo essere contraddetti e non ci piace quando qualcuno ci mostra punti di vista opposti ai nostri oppure troppo distanti dal sentire comune. In questo senso essere controversi rappresenta un rischio.

Sono mental coach da quasi due decenni: tempo ed esperienza non si comprano e permettono visioni complessive e considerazioni che sono di valore quando vengono condivise. Questa è una lezione il cui valore puoi riconoscere solo… dopo un bel po’ di pratica.

Ho deciso quindi di scrivere questo articolo per fare un po’ di luce sulle false promesse del coaching e semplificare la vita a chi cerca informazioni di qualità e basate su esperienze reali: perché oggi è facile incappare in chi ti mostra solo una parte della realtà nascondendoti o distorcendo verità che invece sono indispensabili perché tu possa valutare correttamente l’opportunità che il coaching rappresenta.

Questo vale sia se stai valutando di seguire un percorso di allenamento mentale calibrato su di te e sui tuoi obiettivi oppure se stai pensando di diventare mental coach.

Spero che questo post dettagliato ti sia utile per decidere nel modo migliore.

Perché esistono le false promesse

Hai notato che la comunicazione sul web risponde a determinate caratteristiche? Deve essere veloce, deve ingaggiarti e deve tenerti incollato allo schermo del tuo dispositivo.

Oggi la prima battaglia da vincere per chi scrive è quella dell’attenzione: bisogna conquistare la tua. Email, post sui blog, contenuti sui social, didascalie, annunci: scegliamo di usare vocaboli e immagini ad alto impatto emotivo così che chi legge sia indotto a pensare “Ehi, qui c’è qualcosa di importante per me!” e dia al creatore di quel contenuto la prima sua risorsa fondamentale: il tempo.

Anche io scrivo per lavoro: ho pubblicato oltre 300 articoli sul web negli anni, produco un podcast che ha dentro ore di contenuti, sono sui social. Anche io devo partecipare a questa gara: catturare la tua attenzione e convincerti a concedermi un po’ del tuo tempo. Ho scelto di farlo puntando sulla qualità dei contenuti e su un posizionamento stretto (non mi interessa infatti piacere a tutti), ma la maggioranza non ha tempo (o materiale) per fare così, quindi punta su titoli ad effetto, terminologia aggressiva, immagini forti.

Anche la comunicazione politica ormai segue questa linea, così come i titolisti dei giornali, gli editori, addirittura i siti di meteorologia… tutto. Una comunicazione pacata, argomentata e solida ovviamente sarebbe da preferire, ma non fa presa facilmente perché non ingaggia il nostro cervello più antico.

Come se non bastasse, è necessario appagare uno dei due bisogni innati di ogni essere umano: risparmiare energie. Ecco perché se scrivo un post e lo intitolo:

Studia e pratica tutti i giorni questa tecnica per un anno e imparerai a comunicare più efficacemente

non lo leggerà quasi nessuno. Ma se scrivessi:

Come riuscire a convincere gli altri in meno di 3 minuti

allora avrei migliaia di visualizzazioni. Stesso concetto, altra forma. È scientifico (oltre che empirico) e le cose funzionano proprio così.

Il coaching non fa eccezione, naturalmente. Chi vuole convincerti ad acquistare un corso di allenamento mentale, a iscriverti a un webinar che parla di mind training, a lasciare la tua email in cambio di un contenuto legato al mental coaching deve… darti un motivo. Le regole del gioco sono queste, anche io l’ho fatto in passato e magari trovi ancora qualche mio contenuto dove prometto una scorciatoia.

Cercherò di redimermi con questo articolo. Perché oggi il mio principale obiettivo non è – come fanno quasi tutti gli altri – promettere la luna, ma educare chi mi segue verso un uso migliore delle proprie risorse mentali: il pensiero, l’immaginazione, le strategie di decisione, la motivazione, la scelta di obiettivi sensati e congruenti con la persona che si vuole diventare.

Eccoti quindi le principali false promesse del coaching. Riconoscerle quando le incontrerai (succederà) ti pone in una posizione di vantaggio.

IL COACHING NON CAMBIA LA VITA

Se vuoi cambiare vita la sola strada è lavorare giorno dopo giorno sulla tua mentalità. Non ci sono scorciatoie. Non ci si può riuscire gratis, senza spenderci impegno, tempo, fatica, errori. Ho già scritto del perché é necessario preferire la fatica quando si può scegliere tra la strada più facile e la più dura.

La definizione in italiano di mental coach più corretta è allenatore mentale. La parola chiave non è mentale: è allenatore. Questo perché il coaching è soprattutto:

  • apprendere tecniche
  • metterle in pratica
  • migliorarne l’applicazione

Quindi ripetere. Questo è allenare la mente. Questo funziona, non altro, e sul lungo periodo ti permette di impattare in modo profondo su ogni aspetto della tua vita.

IL COACHING NON È PER TUTTI

Non tutti possono trarre benefico dal lavorare con un mental coach. E ancora meno persone possono fare del coaching una professione.

Per avere vantaggi veri da un percorso di allenamento mentale bisogna sposare una chiara linea di pensiero e di comportamento. Gli elementi principali sono sicuramente:

  • accettare di essere completamente responsabili dei risultati che si hanno
  • essere disposti a spendere per cambiare
  • avere motivazione interiore a prescindere dagli stimoli esterni
  • evitare di dare la colpa agli eventi

E anche altro di cui ho scritto qui.

Il coaching ha una sorta di selezione dall’ingresso che tiene conto della tua personalità e di sicuro non funziona se la tua mente è chiusa, se pensi di sapere già tutto, se cerchi una scorciatoia per migliorare i tuoi risultati, se pensi che il successo è talento o fortuna e via dicendo.

La parte interessante? Non ha bisogno che tu ci creda: quando lavoro con atleti, manager, direttori marketing, gruppi aziendali o sportivi, non chiedo un atto di fede. Trasferisco e alleno le persone attraverso tecniche e strategie che – applicate – danno risultato. Stop.

È chiaro che se tu non le applichi, o lo fai cambiando la ricetta a tuo gusto, oppure hai un set di convinzioni che boicottano ogni strategia… il risultato non arriva. Ma il problema in quel caso non è il coaching.

IL MENTAL COACH? BASTA AVERNE UNO

Certamente no, non uno qualsiasi.

Devi trovare il tuo. Quello che riesce a coinvolgerti, che ti convince quando lo leggi e gli parli, che ha il tono di voce che ti piace, che sei spontaneamente portato a seguire. Valuta ovviamente i suoi contenuti, ma segui anche la tua intuizione: deve convincerti anche a pelle.

Lavorare con un mental coach è un lavoro di squadra dove è richiesta fiducia. Così come non lasceresti a chiunque la possibilità di dirti che cosa mangiare, non è uno qualunque a poterti suggerire in che modo alimentare la tua mente.

Qualche anno fa ho scritto alcune idee per scegliere il tuo mental coach e quel contenuto è ancora attuale.

Questo vale ovviamente anche per me: se non ti piace cosa scrivo, come lo scrivo, come parlo (hai disponibili decine di episodi del mio podcast, ad esempio, utili per conoscermi meglio anche così), il fatto che dica qualche parolaccia ogni tanto, la mia faccia che trovi nei video e anche la sensazione che provi quando ti relazioni con me, allora probabilmente non sono la persona giusta per te.

Questo però dovrebbe valere anche verso tutti gli altri, che ti promettono di cambiarti la vita e che accolgono tra i loro clienti chiunque passi da lì: poco credibile. Un mental coach di qualità sa che solo in certe condizioni (leggi: con alcune persone e non certo con tutte) si può creare la miglior alchimia per raggiungere grandi traguardi.

SE NON TI PIACE LO PSICOLOGO PUOI ANDARE DAL MENTAL COACH

Negativo.

Se hai una patologia, devi andare da un professionista e curarti. Questo è vero per il tuo bene e per quello della comunità (ci sono già troppe persone problematiche in giro, non contribuire).

Se la patologia riguarda la tua mente, c’è lo psicologo apposta. Non puoi sostituire una terapia psicologica con un percorso di coaching. Il fatto che generalmente quest’ultimo sia più compresso nel tempo e dia risultati più immediati non dipende dal professionista, ma dal fatto che il mental coach lavora su altri presupposti (ne ho già parlato e scritto diffusamente, sia in questo blog sia nel podcast. Cerca e troverai).

Ecco perché promettere che il coaching possa aiutarti a risolvere i tuoi problemi è formalmente sbagliato, professionalmente scorretto e per certi versi può anche diventare pericoloso.

Ho lavorato con più di 300 persone nella mia carriera: diversi erano uomini e donne comuni, alcuni atleti professionisti, altri personaggi pubblici, altri ancora amministratori delegati che maneggiavano centinaia di milioni di euro e facevano lavorare numerosissime persone. Tutti questi erano individui mentalmente sani, che volevano ancora cambiare, evolvere e migliorarsi.

Le volte in cui ho avuto anche solo il sentore di trovarmi di fronte a qualcuno che avesse bisogno di aiuto psicologico (capita, è normale) ho… chiamato qualche amico psicologo e gli ho spiegato la situazione. Non ho invaso spazi non miei e nessun coach equilibrato e non megalomane avrebbe vantaggi nel farlo.

Vai dal mental coach se stai già bene, sei contento della tua vita, sei soddisfatto del tuo lavoro ma intanto senti che vuoi e che puoi dare di più. Allora sì che sarà il professionista giusto per te.

FARE IL COACH VUOL DIRE GUADAGNO FACILE

Generalmente un mental coach è un libero professionista. Se è dipendente probabilmente ha un’azienda che si occupa di formazione che lo stipendia, ma questi casi sono rari.

Ogni libero professionista affronta sfide toste nel mondo del lavoro. Le principali sono:

  • Posizionarsi correttamente nel mercato di riferimento
  • Attrarre i possibili clienti (cioè produrre a getto continuo contenuti che allontanino quelli sbagliati e incuriosiscano gli altri)
  • Vendere ai possibili clienti le proprie consulenze
  • Erogare le consulenze efficacemente
  • Gestire i pagamenti e in generale la parte contabile
  • Tenere in equilibrio il lavoro (molto invasivo in questo caso) e la vita privata

Ce ne sono anche altre, ma queste dovrebbero bastare per far comprendere che anche questa è una professione complessa, e da anni sostengo che non è serio fare il mental coach a tempo perso. Se fossi un cliente, di certo mi riferirei a qualcuno che svolge questo lavoro a tempo pieno e come unica attività.

Quindi è facile guadagnare denaro facendo coaching? No, il contrario. È difficile, a volte dannatamente complicato. Soprattutto quando ti relazioni con atleti di alto livello o con aziende importanti e le tue capacità e abilità devono abbracciare ambiti diversi e ramificati, in modo approfondito.

Non è certamente una scorciatoia per fare soldi rapidamente, questo splendido lavoro.

GLI ATLETI FANNO LA FILA PER AVERE UN MENTAL COACH

Anche questa promessa è disattesa nella realtà. Il mondo dello sport è ancora indietro rispetto a quello che dovrebbe essere una giusta considerazione dell’allenamento mentale.

Questo ritardo varia in funzione dello sport (nel tennis ad esempio il coaching è più inserito e apprezzato, d’altra parte è nato proprio qui), della zona geografica e del livello della pratica sportiva (paradossalmente si lavora meglio tra gli amatori che tra i professionisti, anche se per certi versi questo è logico).

Sono arrivato a lavorare con il primo calciatore in serie A dopo più di cinque anni di attività specifica nello sport: questo ha significato scrivere di sport (e di calcio per la precisione) in modo costante, tenere i contatti con gli agenti dei calciatori, seguire le partite in televisione, restare aggiornato, provarci e riprovarci. Alla fine l’opportunità si è concretizzata e ne certamente valsa la pena, ma senza costanza, competenza e un po’ di sana fame non sarebbe successo.

Oggi gli atleti sono più aperti verso il mondo dell’allenamento mentale, perché hanno notato che i colleghi che ne usufruiscono migliorano e non possono permettersi di dare loro troppo vantaggio competitivo. Però vanno anche rassicurati, ascoltati e in certi casi convinti. Non verranno spontaneamente da te implorandoti di collaborare, soprattutto se sono professionisti affermati.

TI BASTA UN CORSO ONLINE DA 37€ PER DIVENTARE MENTAL COACH

La cifra la scrivo a caso ma il concetto è preciso. ll fatto che in Italia non esista una certificazione ufficiale che ti nomina mental coach porta anche a questo tipo di distorsioni. L’esplosione della formazione online avvenuta nel 2020 ha amplificato il fenomeno.

Le inserzioni che trovi su Facebook che ti dicono che puoi iniziare dopodomani a lavorare nel mondo del coaching sono balle. Non ho alcun problema a esprimermi così perché so che cosa sto dicendo.

Per diventare mental coach devi raccogliere molto, lavorare sodo, fare pratica, trovarti i primi clienti, portare loro risultato, migliorarti, trovarti altri clienti più importanti e continuare a diventare sempre più bravo anno dopo anno.

I 37€ che decidi di buttare per il corso online – se fossi in te – li terrei per andare a comprare due pizze dopo una lunga giornata di impegno e di lavoro: li spendi meglio se li usi per rilassarti mentre ti impegni sul serio per fare del coaching la tua professione.


Ho voluto raccogliere in questo post le principali false promesse del coaching e ho cercato di dare una visione generale di quali esse siano, così che chiunque sia interessato a lavorare sulla propria mentalità ed allenare la mente possa conoscerle e valutare come gestirle.

Potrei aggiungerne strada facendo all’articolo perché è possibile che ne abbia dimenticate, oppure che ne vengano proposte altre altrettanto poco veritiere.

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