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Come scegliere il tuo mental coach

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Più passa il tempo più la figura del mental coach assume contorni definiti e precisi. Nonostante ci sia ancora della strada da fare, molti cominciamo a capire in che cosa consista davvero il coaching e ne sono interessati. L’allenatore mentale è un professionista che segue atleti esperti o in fase di crescita (se è uno sport coach), imprenditori e manager (se è un business coach) e tutte le altre persone che vogliono una guida in ambito life, cioè al fine di definire meglio i propri obiettivi, migliorare la comunicazione, superare ostacoli e centrare determinati traguardi personali.

Ultimamente sto studiando l’offerta in questo settore, principalmente cercando in rete e ho notato che è piuttosto frammentata. Questo da una parte la rende ricca, dall’altra complica un po’ i piani di chi è interessato a seguire un percorso di coaching. Mi metto quindi nei panni di chi ha deciso di scoprire questa disciplina e si trova davanti al dilemma: come scelgo il mio mental coach?

Al di là di considerazioni geografiche, che se hai intenzione di lavorare di persona con il tuo coach dovrai tenere in considerazione, secondo me la scelta del coach è davvero importante e va pensata bene. Infatti, durante l’attività di coaching si sviluppa un rapporto particolare tra te e il professionista che ti segue, spesso occorre dirsi cose che ad altri non diresti, si instaura e cresce un clima di complicità e fiducia e solo se questo avviene il coach può farti da guida, dare il massimo e aiutarti a vincere le tue sfide. Se dovessi scegliere io un mental coach farei riferimento ad alcuni criteri che forse ti potrà essere utile conoscere.

EMPATIA E ATTEGGIAMENTO.

Per prima cosa, naturalmente, il coach che scegli ti deve piacere: ti consiglio di incontrarlo una volta di persona, o al limite tramite servizi di videochiamata come Skype, trascorrere un po’ di tempo insieme, parlare e guardarlo negli occhi. Generalmente, riguardo la situazione che gli proporrai, il coach ha idee diverse dalle tue: altrimenti non potrebbe fornirti chiavi di lettura differenti e aiutarti così a ristrutturare e riconsiderare le cose. Ma quando gli parli devi sentire che lui o lei ha compreso le tue emozioni, ti capisce a fondo e dà il giusto peso alle tue eventuali difficoltà. L’atteggiamento del coach è generalmente positivo, proattivo, divertente. I migliori coach che conosco e con cui ho lavorato sono ragazzi brillanti, allegri, dotati di grande sensibilità, piuttosto intelligenti e sicuramente ironici, mai troppo seri o arrabbiati. Hanno personalità piacevoli, si godono la vita e ne apprezzano tutti i lati, anche quelli a prima vista meno attraenti.

EMOZIONI.

Una buon criterio che puoi utilizzare è leggere ciò che il coach scrive sul web e chiederti: che emozioni mi aiuta a provare con le sue parole e con il suo modo di scrivere? Che cosa mi fa venire in mente? Riesce a stimolare in me riflessioni utili? Fidati delle intuizioni che hai nei riguardi di una persona, si tratta di affidargli il tuo tempo, il tuo denaro e la tua fiducia e solo tu puoi sapere qual è la persona giusta per te. Su un piano più pratico, ti consiglio di scegliere coach che usano bene l’italiano, non commettono errori grossolani quando scrivono e nei loro testi sono scorrevoli, chiari e facili da comprendere, perché tendenzialmente lo saranno anche quando li incontrerai dal vivo. Lo stesso vale se parli con il tuo coach al telefono: nota cosa ti piace della sua voce, come usa il tono, le pause, il ritmo, se riesce a farti ridere e a cambiare il tuo stato d’animo naturalmente.

LA STORIA.

Internet è uno strumento straordinario ed è a tua disposizione. Informati sul percorso che il tuo coach ha seguito, logicamente chi si è formato con i migliori avrà probabilmente appreso da loro strumenti migliori. Allo stato attuale, non esiste una “scuola di coaching” che sia universalmente riconosciuta, esistono solo alcune associazioni private che “certificano” i coach che ne sono affiliati, alcune prevedono anche una verifica delle competenze del coach che, tuttavia, non è uniforme. Quindi, a mio avviso, al momento ciò che più conta nella scelta del tuo mental coach è la sua storia professionale ma soprattutto l’empatia, il rapporto che è in grado di creare con te, le sensazioni che la sua presenza ti provoca, perché solo se esiste un clima di fiducia e sicurezza adatto riuscirai a realizzare i cambiamenti e i miglioramenti che stai cercando. Logicamente, in uno stadio successivo, a fare fede saranno i risultati che il coaching ti permette di raggiungere ed è su quelli che dovresti basare le tue valutazioni finali. Considera inoltre che un coach che non conosca la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) non può, secondo me, definirsi tale. Non tutti i corsi di PNL sono uguali, i migliori rilasciano certificazioni ufficiali e prevedono stage pratici. Se invece avessi in mente di lavorare con uno psicologo o uno psicoterapeuta, ricordati che generalmente l’approccio è diverso, così come il metodo di lavoro: pensa bene a quali sono le tue esigenze e necessità, valuta i tuoi obiettivi. In linea di principio (con le dovute eccezioni), lo psicologo lavora con un problema che la persona può avere al fine di ripristinare una situazione di normalità, mentre un coach – più di frequente – parte da una situazione di normalità per portare la persona all’eccellenza, a scoprire il limite del suo potenziale. Il coach amplifica ciò che già funziona nella tua vita. Detto questo, molti psicologi sono aperti alla PNL e alla disciplina del coaching, il che è una cosa buona, mentre non amo personalmente chi è fermo nelle sue posizioni e pensa di sapere già tutto (diffida, in genere, di chi non vuole mettere in discussione le proprie conoscenze: non è segno di apertura mentale). Un buon coach è curioso di conoscere altri metodi di lavoro e approcci diversi che danno buoni risultati, anche quando questi sono “non scientifici”, tipici dei metodi di lavoro di altri professionisti oppure oggetto di discussione nell’ambiente.

SOCIAL.

Scegli coach che non hanno paura di usare il proprio vero nome sul web. Che usano Twitter, Facebook e gli altri servizi social per confrontarsi con le persone, che accettano le critiche e le “cercano” perché sanno che quella è una strada per migliorare, che incentivano la discussione e non temono di parlare dei propri successi e dei propri limiti. Evita chi si definisce “coach” e non ti dice dove ha studiato, cancella a prescindere i messaggi di critica dalle piattaforme sociali (intendo anche quelli che potrebbero generare discussioni costruttive), non ti racconta niente della propria formazione e resta sul vago se gli chiedi di parlarti di sé. Evita anche chi copia sistematicamente contenuti da altri blog e siti perché è a corto di idee ma sa che apparire è importante. Un coach deve esprimere una propria personalità, ti deve – in un certo senso – convincere che fa al caso tuo e, se questo non avviene, è giusto guardare altrove.

Queste sono le linee guida che ti suggerisco di seguire se stai pensando di affidarti ad un mental coach per raggiungere i tuoi obiettivi. Credo che sia una responsabilità delle persone scegliere con chi lavorare nel modo giusto, perché il coaching è un percorso che si segue insieme, e l’alchimia funziona bene solo se ci sono dei presupposti adatti a fare in modo che sia così.

Se ci sono suggerimenti che vuoi darmi, a questo proposito, per migliorare questo sito e la mia interazione con chi mi segue, sarò molto felice di leggerli nei commenti a questo articolo o sulle altre piattaforme in cui puoi interagire con me. Se invece vuoi contattarmi puoi farlo direttamente da qui.

Buona scelta… il mio augurio è di incontrarci presto e conoscerci meglio.






 

4 Responses

  1. Davide Mamo ha detto:

    Ciao Francesco,
    leggo con piacere ed interesse questo tuo articolo su come scegliere un Coach.
    Purtroppo la professione di coach è in certi casi abusata e taluni individui non si rendono conto di come sia pericoloso “giocare” con la mente delle persone.
    Proprio per questo voglio sottolineare il tuo consiglio di informarsi innanzi tutto sulla professionalità della persona con cui si ha a che fare e verificare il “feeling” che si percepisce, o meno, già dal primo incontro.
    Per quanto riguarda il discorso “Psicologo”, data la mia formazione, lasciami spezzare una lancia a difesa della categoria :-).
    Troppo spesso purtroppo, soprattutto nello sport, lo Psicologo è visto solo come qualcuno che ha a che fare con disturbi (se non addirittura con malati), quando in realtà non è così: parlo della Positive Psychology (Seligman et Al., 2000; 2002; 2009), quella psicologia che non si occupa del lato patologico, ma di quegli strumenti utili e pratici che aiutano le Persone e le Organizzazioni ad accrescere il loro stato di Benessere in assenza di problematiche psicologiche. Si tratta di interventi per migliorare la comunicazione e relazione con gli altri, ridurre i livelli di stress, scegliere obiettivi stimolanti ed aiutare a raggiungerli nell’ottica dell’eccellenza…
    Per il resto non posso che farmi eco del tuo articolo e condividere il tuo pensiero aggiungendo, se ti fa piacere, uno spunto: un ulteriore valore aggiunto è dato da chi trova modalità innovative per fare coaching.

    Ciao e a presto

    Davide Mamo
    Mental Coach

  2. Francesco ha detto:

    Ciao Davide,

    leggo con piacere e sottoscrivo il tuo commento, che conferma quanto siamo allineati!
    Hai fatto bene a precisare il ruolo di alcuni psicologi che non si occupano di patologie. So che trattare un argomento così vasto non è fattibile in poche righe, tuttavia il tuo contributo è veramente prezioso.
    Mi auguro che sia passato il messaggio che sostengo: semplicemente, amo le persone di ampie vedute, disposte ad imparare e a migliorarsi anche attraverso modi di pensare diversi da quelli già collaudati. Io stesso collaboro con alcuni psicologi e psicoterapeuti e mi ci trovo a meraviglia! 🙂
    Ti ringrazio ancora per il tuo intervento e ti auguro un ottimo lavoro, a presto,

    Francesco.

  3. Davide Mamo ha detto:

    Ciao Francesco,
    sarà per me sempre un piacere leggerti e risponderti!
    Spero di incontrarti prossimamente.

    Buona serata
    Davide

  4. Cristiane Arancio ha detto:

    Condivido pienamente, e penso di essere sulla strada giusta, riguardo a come io tendo ad avvicinarmi a certe persone che ad altre, vuol dire che pur non volendo, so riconoscere da sola “chi si e chi no”.

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