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Il mindset che funziona nel Coaching

Il mio intervento alla terza edizione di "Vita da Coach"

Il mindset del coach

A partire da marzo 2018, mese della prima edizione, sono ospite di “Vita da Coach”: tre giorni ricchi di informazioni ed esperienze che Ekis ha pensato per coloro che vogliono lavorare nel mondo della formazione, fornendo strumenti indispensabili per avere successo.

Ogni volta che salgo sul palco di questo evento sento la responsabilità di avere un impatto sulle centinaia di persone che lo seguono. Per me è un piacere mettere a disposizione di coloro che si avvicinano a questa professione ciò che ha funzionato per me: per questo preparo con cura i miei interventi e faccio del mio meglio nell’essere una risorsa per chi mi seguirà.

Quest’anno ho scelto di parlare di mindset: quali sono i pilastri della mentalità del coach di successo? In che cosa crede? Che atteggiamenti mette in pratica? Come affronta la sua missione?

Ci sono tre punti chiave che per me hanno funzionato meglio di altri. Di uno di questi, che riguarda il “pensiero di secondo livello”, ho già parlato in questo articolo relativo alla scorsa edizione ed evito di ripetermi. Aggiungo però altri due concetti che ho proposto dal palco (più un bonus) e mi auguro che ti sarà utile conoscerli e vorrai sperimentarli anche tu per capire che risultato ti danno.

Preferisci la fatica

Ci sono tante strade per raggiungere un traguardo. Puoi arrivare a destinazione camminando in piano sull’asfalto, oppure percorrendo un lungo giro su un sentiero sterrato o ancora affrontando salite e discese. Non esiste un solo modo e spesso il percorso è una scelta. Quando puoi scegliere, allenati a preferire la fatica.

E di riflesso la fatica ti allena. Ogni volta che ne fai, immagazzini il fieno in cascina, di cui prima o poi avrai bisogno. Quando ho cominciato a proporre la formazione sul web, più di dodici anni fa, ho scelto di imparare da me come creare, gestire e rendere produttivo un sito internet. Ho studiato i linguaggi di programmazione, le automazioni, le strategie di marketing, i sistemi per distribuire i contenuti. Nel tempo, sono diventato competente in tutto questo.

Oggi, tra gli altri progetti che seguo, sono incaricato di gestire il sistema di vendita online per una importante azienda che fattura diversi milioni ogni anno. Non avrei le capacità per riuscirci se nel 2006 non avessi deciso di fare fatica: invece di pagare qualcuno perché portasse online i miei primi lavori, ho deciso di imparare a farlo da solo.

Il punto è che ogni volta che fai fatica generi il potenziale per un grande beneficio futuro: ecco perché dovresti allenarti a farlo, anche per vincere l’istinto conservativo che è implicito nel nostro cervello, geneticamente programmato a risparmiare energie.

C’è del buono nel fallire

Il fallimento, inteso come non riuscire a centrare un obiettivo prefissato, è inevitabile e necessario. Fallire non piace a nessuno, ma dovrebbe invece, perché tutte le volte che fallisci – se lo fai sotto certe condizioni – puoi migliorare.

La differenza sta tutta nel “dove” fallisci. Se accade nel fare ciò che fanno tutti, mentre ti accontenti di obiettivi mediocri e usuali, il rischio che corri è di avere risultati al di sotto della soglia minima di soddisfazione. Sul palco ne ho parlato come fallire nella mediocrità: se accade, hai un problema. Se invece il tuo fallimento si manifesta mentre persegui qualcosa di speciale, quando le ambizioni sono grandi e gli obiettivi sfidanti, allora sarà qualcosa di formativo e produttivo. L’ho chiamato fallire nell’eccellenza, e quando accade allora hai un progresso.

Come vedi, non si tratta di fuggire dal fallimento, di farsi spaventare o di agire in modo troppo conservativo per evitare delusioni: prima o poi, nel corso della vita, fallirai in qualcosa. E se posso aggiungere la mia esperienza, ogni persona di successo che ho conosciuto, in qualsiasi campo, ha saputo raccontarmi numerose storie di fallimento. Ma raramente erano fallimenti banali, arrivati mentre si puntava al minimo sindacale. Derivavano invece dal puntare a traguardi ambiziosi, dalla volontà di alzare i limiti e da una visione estremamente elevata.


C’è un ultimo concetto che ho condiviso con piacere durante il mio intervento. Credo profondamente, e ho sperimentato più volte, che la vita non sia né buona né cattiva, né giusta né sbagliata. E’ semplicemente equilibrata. Quando non ti sembra che sia così, quando credi di raccogliere meno di quanto meriti, probabilmente stai sottovalutando la variabile determinate, che è il tempo. Se dai tempo agli eventi, troverai equilibrio.

Per questo ho invitato le persone a dare sempre un po’ più di quanto ricevano. Non creare debiti con la vita, ma impegnati per generare un credito sapendo che prima o poi ti verrà riconosciuto. Se ricevi tanto agisci subito per dare indietro altrettanto e anche di più: lavora con impegno, restituisci, fai tornare indietro. Se ricevi poco ricordati di aggiungere sempre un “per ora”: prima o poi ciò che ti spetta verrà a te.

Good things happen to good people.

Goditi la tua vita da coach!

(se vuoi leggere il post dedicato alla prima edizione di “Vita da Coach”, dove ti parlo di altri interessanti concetti legati al Coaching, puoi trovarlo qui)