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La differenza tra essere preparato ed essere pronto nel Coaching

Preparati, perché non puoi sapere se sei davvero pronto

La differenza tra essere preparato ed essere pronto nel Coaching

Ogni volta che una sfida ci attende, la stessa domanda risuona nella nostra testa: “Sarò capace di farmi trovare pronto?” Sentirti pronto dà un senso di coerenza tra la tua aspettativa e il risultato reale che avrai, mentre quando non ci sentiamo pronti allora ecco che dubbi, incertezze, paure e anticipazioni mentali (i famosi “film”) non piacevoli fanno capolino nella mente.

E’ così per l’atleta prima della gara, per il chirurgo prima dell’intervento, per il trainer prima di salire sul palco, per i genitori prima di prendere in braccio il neonato, per lo studente prima dell’esame. Tutti vorremmo essere pronti e arrivare così al momento designato sicuri di cavarcela nel migliore dei modi, cioè di ottenere il risultato che ci siamo prefissati.

E come si fa a sapere di essere pronti?

Nel coaching presto molta attenzione a questo aspetto della preparazione mentale. Voglio dare alle persone che scelgono di lavorare con me una condizione di equilibrio, in modo che il giorno della sfida abbiano la certezza che daranno il massimo disponibile in quel momento. Questo, però, non significa essere pronti.

Se tu mi chiedessi se esiste un modo per essere pronti, ti risponderei senza esitare: “No, non esiste“.
Non puoi sapere quanto tu sia pronto fino a che non sei impegnato nell’attività per cui ti stai preparando. Certo, il calciatore si allena e simula le situazioni di gioco, il cantante fa le prove del concerto, il pilota si esercita in pista e al simulatore, lo speaker prova il suo discorso. E forse ripetiamo questi rituali preparativi centinaia di volte, ma sai meglio di me che – semplicemente – non è la stessa cosa. Quando sarà “quel momento lì”, quello vero, che non è una comoda prova ma la diretta, solo allora – e in rigoroso tempo reale – capirai se sei pronto o meno. Suona come qualcosa che vorresti fosse diverso e invece è proprio così.

Quindi, visto che non possiamo sapere prima se saremo pronti o meno, che cosa possiamo fare per arrivare al momento cruciale in tranquillità e fiducia?

Ciò che il coaching ti insegna a fare è, prima di tutto, comprendere che c’è una distinzione tra essere pronti ed essere preparati. E che il tuo compito non è essere pronto.
Tutte le persone che hanno successo in qualcosa che fanno senza dubbio si preparano. Prepararsi, che spesso coincide con l’allenarsi, è un processo attivo, è qualche che concretamente fai, un’insieme di gesti e di azioni.

I piloti degli aerei si preparano a una eventuale emergenza, la quale per molti di loro in tutta la carriera non si verifica mai. E se si verificasse, solo in quei precisi concitati momenti – o forse addirittura quando tutto si risolve – capirebbero se sono pronti o meno. Però, di certo, si siedono ai comandi del loro aereo sapendo di essere preparati.

Il pallavolista si prepara a battere il punto vincente in una finale scudetto, senza sapere né se potrà farlo e neppure se sarà pronto a eseguire quel gesto tecnico sotto pressione, davanti a migliaia di tifosi, proprio come va fatto e come ci si aspetta da lui.

Lo studente si prepara all’esame. Studia e si esercita nella ricerca della “sicurezza” di essere pronto, ma se anche hai studiato – per esempio – all’università, sai benissimo che è solo durante l’esame che capisci il vero livello della tua preparazione. E’ adeguata alla prova? Avresti dovuto prepararti di più o meglio? Oppure l’esame è troppo facile e capisci che potevi anche vivere con più relax le settimane precedenti, e che hai studiato troppo?

L’esperienza aiuta le persone a calibrare questo processo, portandole a investire la giusta dose di risorse nel preparare una sfida, una gara, un momento importante della vita. Noi coach spesso usiamo degli strumenti, come la visualizzazione, la timeline e altre tecniche più articolate, perché vogliamo “portare nel futuro” la persona con cui lavoriamo e verificare se anche lì sono disponibili tutte le risorse che serviranno, se c’è qualcosa che ancora va messo a posto oppure se abbiamo lavorato bene e ci siamo preparati adeguatamente.

Pensa alle opportunità che la vita ti dà come a un treno che passa in stazione. E si ferma anche, per dare modo a chi ne ha diritto di salire. Chi può salire su un treno in stazione, per arrivare a destinazione?
Può farlo chi, in precedenza, ha comprato il biglietto. Comprare il biglietto significa lavorare per arrivare preparati al momento in cui il treno passerà. Se non hai il biglietto, non puoi salire, e se anche sali non sei lì con diritto e qualcuno potrebbe farti scendere, lasciandoti in un luogo che neppure conosci.

Il messaggio che ho per te oggi – quindi – è questo: smetti di cercare di essere pronto, e soprattutto non aspettare di esserlo, perché non potrai saperlo se non quando sarai impegnato nella sfida che ti aspetta. Investi il tuo tempo e la tua energia per essere preparato, comprendi bene di che cosa avrai bisogno, allena quelle risorse e coltiva un atteggiamento positivo verso tutto ciò che non dipenderà da te.

Ti lascio con questo breve e intenso pensiero che amo molto, e ti chiedo di rifletterci sopra perché contiene una grande verità: più sei preparato, più sei fortunato.