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Il coaching e la "fortuna"

Come consideriamo la fortuna quando lavoriamo con un mental coach?

Il coaching e la “fortuna”: ci si allena a essere fortunati?

Ti è mai capitato di pensare che ci siano persone più fortunate di altre? Hai mai detto a un amico, a un collega o a un compagno di team che ha avuto fortuna quando è riuscito in qualcosa?

E’ utile studiare da vicino che cos’è questa benedetta fortuna e se ha davvero così tanto potere di influenzare la nostra vita. Nel coaching raramente si parla di fortuna e, quando si fa, succede per associare a questa curiosa parola la giusta dimensione e toccare con mano come i nostri risultati sono dipendenti dalle nostre azioni – e non dalla casualità – con una percentuale molto alta. Ti spiego come, in un certo senso, puoi allenarti a essere fortunato.

Partiamo da una definizione classica di fortuna: ce la fornisce il latino, secondo il quale la fortuna è ciò che porta la sorte. Quindi è sostanzialmente qualcosa che “ci arriva” e che prendiamo così com’è. Esistono poi altre chiavi di lettura, che la dipingono come causa di eventi che la razionalità non può spiegare che possono renderci felici o infelici oppure ancora come una forza non controllabile che determina il verificarsi di situazioni favorevoli o meno.
In sostanza, quindi, noi identifichiamo la fortuna come un fattore su cui non abbiamo controllo, che non dipende dalla nostra volontà e che può favorirci oppure no nel raggiungere un determinato obiettivo.

Detta così, sembra un elemento piuttosto significativo, persino in grado di determinare la buona riuscita di un nostro intento. Ora, credo che non piaccia a nessuno l’idea che un progetto per il quale investi tempo ed energie, che sono le tue risorse più importanti, possa essere raggiunto o meno in base a qualcosa che non controlli. Se così fosse, perché allora impegnarsi tanto per riuscire in un obiettivo, lavorare duro per arrivare al successo, sacrificare tempo, energie e denaro per qualcosa che vuoi realizzare quando poi ci riuscirai solo se sei sarai fortunato?

Nel mio lavoro di mental coach mi assicuro che il concetto di fortuna sia inquadrato nel modo giusto. Per prima cosa, ricordo ai miei clienti che esistono tre categorie di situazioni possibili:

  • Quelle che possiamo controllare al 100%
  • Quelle che possiamo influenzare in modo più o meno massiccio
  • Quelle che possiamo invece solo vivere, nel senso che ne siamo coinvolti ma qualsiasi cosa facciamo non possiamo cambiarle

Il livello di intervento della fortuna, inteso come fattore casuale che cambia il risultato finale di un tuo impegno, è zero nella prima categoria, ha un certo peso variabile nella seconda e diventa il fattore principale nell’ultima, ma nel coaching lo ritengo “non rilevante” (ci arriviamo dopo).

Quindi, quando definiamo un buon obiettivo ci assicuriamo sempre di collocarlo in un’area che sia o di controllo o di forte influenza. Questo ci permette di ridurre l’impatto della fortuna sul risultato finale, rendendolo trascurabile.

Come puoi capire, se decidi di lavorare su un obiettivo che dipenda esclusivamente da te (e che quindi rientra nella prima di quelle categorie), la fortuna non c’entra nulla: sarai completamente responsabile del risultato, sarà un tuo merito esclusivo quando lo raggiungerai e sarà un tuo fallimento – usiamo pure questa parola quando serve – se lo mancherai. La fortuna sta fuori dai giochi.

Per quanto riguarda le situazioni che possiamo solamente vivere senza poterle influenzare (l’ultima di quelle tre categorie), voglio aiutarti con un esempio. Pensa alle regole del gioco nello sport: esistono e basta, devi stare dentro quel confine e, una volta che lo sconosci, semplicemente smetti di pensarci attivamente. Lo sai, stop. Non ci sono calciatori che si dannano per annullare la regola del fuorigioco oppure pallavolisti che pretendono di toccare la palla quattro volte quando ce l’hanno: c’è una regola, ci coinvolge e la rispettiamo, ma poi non ci pensiamo più e dedichiamo la nostra energia solo a giocare al nostro meglio. In questi casi, l’influenza della fortuna la definisco appunto non rilevante, perché di fatto nel coaching NON lavoriamo su elementi del tutto fuori dal nostro controllo (e le regole del gioco nello sport ovviamente lo sono). Possiamo farci dell’altro, come allenarci a sviluppare un atteggiamento di accettazione e di gratitudine per ciò che accade all’esterno di noi, ma niente di più attivo di questo.

Fuori dall’ambito sportivo, pensa al clima atmosferico: di fatto è qualcosa che ti coinvolge perché tu adatti i tuoi comportamenti (come vestirti, quale mezzo di trasporto usare, dove trascorrere il tempo libero) anche in funzione del fatto che faccia freddo o caldo, che piova o splenda il sole. Quindi c’è un fatto esterno che ti porta a fare delle scelte, ma non puoi in nessun modo influenzare il tempo atmosferico. Quindi non ha senso (non è appunto rilevante ai fini del coaching) dedicarvi energie. Al limite, in questo campo, puoi vedere la fortuna come un elemento puramente casuale che può farti piacere o meno (nessuno si augura di organizzare una gita nei prati e di doverci poi andare sotto un diluvio, per capirci), ma è davvero tutto qui.

Ci rimane la categoria di mezzo, quella più importante: la gestione della componente fortuna nelle situazioni che influenziamo con le nostre azioni. La mia convinzione è che la maggior parte dei nostri risultati in questo ambito sia sotto la nostra responsabilità. I fattori esterni esistono e possono amplificare leggermente un risultato positivo oppure limitarlo, ma non devono determinarlo. Se hai un’azienda e ti poni un obiettivo di budget, lavori per quello, sei focalizzato e attivo. Supponi che il tuo obiettivo sia arrivare a fatturare 100 a fine anno: se sarai stato efficace e fortunato, allora avrai raggiunto 105. Se sarai stato efficace e sfortunato allora avrai fatturato 95. Non 50 o ancora meno… ma un valore comunque vicino al risultato che avevi programmato. Altrimenti, significa che nel processo hai sbagliato qualcosa: hai definito male il tuo obiettivo di partenza, non sei stato flessibile lungo il cammino oppure hai compiuto azioni non efficaci.
In altre parole, nel coaching la fortuna non può essere un alibi. Noi miriamo a creare risultati positivi ripetibili nel tempo, e se dipendessero troppo da fattori esterni non saresti in grado di ripeterli.

Detto questo, c’è un concetto che mi piace molto usare quando lavoro e ha a che fare con il poterti creare più opportunità. Immaginale come una serie di treni che passa: ogni tanto ne arriva uno e tu sei in stazione che aspetti il tuo. Sai che il treno (la tua opportunità) prima o poi arriverà, ma non sai quando. Cosa puoi fare nel frattempo?
Vai a comprarti il biglietto. Così, quando passerà, ci potrai salire e farti portare fino a destinazione. Comprare il biglietto vuol dire lavorare, darti da fare, applicarti, impegnarti, sviluppare un atteggiamento vincente. Il passaggio sul treno va meritato e ci si arriva attraverso il lavoro. Abbi fede sul fatto che il treno passerà e se qualcuno ti ci vedrà sfrecciare sopra felice mentre resta a terra, lascia che dica che “sei stato fortunato”. Tu sai come stanno davvero le cose. In altre parole…

Più sei preparato, più sei fortunato.